Lavoratori a partita IVA

LAVORATORI A PARTITA IVA

 

Questione 1

Cosa si intende per lavoratore a partita IVA?

 

In linea generale, con il termine “lavoratori a partita IVA” si indica la categoria di soggetti che effettua, nei confronti di un altro soggetto, prestazioni di lavoro autonomo.

Il legislatore non offre una definizione specifica di lavoratore autonomo. Tuttavia, si può far riferimento alla nozione di contratto d’opera fornita dall’articolo 2222 cod. civ, e quindi considerare lavoratore autonomo chi compie un’opera o un servizio richiesto da un committente con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione.

Il contratto potrà avere ad oggetto qualunque attività (opera o servizio) di carattere manuale ovvero tecnica che abbia l’attitudine a generare un risultato di natura economica, con la precisazione che l’opera si distingue dal servizio in quanto in quest’ultimo caso non interviene la trasformazione della materia.

 

Il lavoratore autonomo si distingue, quindi, da quello subordinato e da quello parasubordinato.

La caratteristica fondamentale che distingue la categoria in esame da quella dei lavoratori subordinati è quella dell’autonomia.

Il soggetto svolge la propria attività senza alcun vincolo di subordinazione nei confronti del committente: ciò significa che quest’ultimo- a differenza di ciò che accade con i dipendenti- non ha, dunque, alcun tipo di potere in relazione ai tempi, alle modalità e ai mezzi utilizzati per lo svolgimento dell’opera commissionata.

La parasubordinazione, invece, pur rientrando nel più ampio genere del lavoro autonomo, se ne distingue per la presenza degli elementi della continuità e della coordinazione.

 

Nell’ambito del lavoro autonomo, si distinguono, invece, due categorie di lavoratori a seconda che essi svolgano prestazioni di tipo manuale o intellettuale. In quest’ultima categoria, rientrano, a loro volta, coloro che svolgono professioni per le quali è obbligatoria l’iscrizione ad un albo e coloro per i quali tale iscrizione non è prevista.

 

In tutti i casi, comunque, lo svolgimento dell’attività professionale comporta l’obbligo di iscriversi all’ufficio IVA, quando sussistano contemporaneamente tre requisiti:

  • l’oggetto della prestazione riguarda la cessione di beni o la prestazione di servizi (requisito oggettivo);

  • le operazioni di cui sopra devono essere poste in essere nell’esercizio di imprese di arti e professioni (requisito soggettivo);

  • le operazioni devono essere effettuate nel territorio dello Stato italiano (requisito territoriale).

L’attività, inoltre, deve essere svolta abitualmente: non è dunque necessario adempiere all’obbligo di iscrizione quando il lavoratore si limiti a svolgere prestazioni di tipo occasionale, ossia poste in essere in via sporadica e non ripetuta.

 

 

Questione 2

Il nostro ordinamento prevede delle forme per tutelare i lavoratori dal rischio di abuso da parte dei datori di lavoro?

 

Di frequente, dietro ad un rapporto di lavoro formalmente qualificato come autonomo, si nasconde un rapporto che, nella sostanza, presenta tutte le caratteristiche della subordinazione. Appare dunque fondamentale analizzare la situazione concretamente per verificare la reale qualificazione da attribuire allo stesso.

Poiché gli articoli 2222 e 2094 cod. civ. o) forniscono definizioni piuttosto generiche rispettivamente del lavoro autonomo e di quello subordinato è risultato necessario necessario elaborare degli indici pratici che agevolano l'operazione di qualificazione del rapporto.

E' bene precisare che questi indici costituiscono una serie di “indizi” che rendono più facile l'opera di qualificazione, ma che nessuno degli stessi può pretendere di avere una forza esaustiva nell'inquadramento della fattispecie concreta.

Gli indici più utilizzati sono:

  • la sottoposizione del lavoratore ai poteri direttivo (lo svolgimento della prestazione sulla base di istruzioni), di controllo (la verifica sull'attività lavorativa svolta e che deve essere svolta) e disciplinare (l'applicazione di sanzioni disciplinari in caso di inadempimento della prestazione lavorativa) esercitati dal datore di lavoro;

  • l'inserimento del dipendente nella organizzazione produttiva aziendale;

  • lo svolgimento della prestazione attraverso l'utilizzo di strumenti professionali messi a disposizione del datore di lavoro;

  • l'insussistenza di un rischio di impresa in capo al dipendente (in pratica, il diritto del dipendente ad essere retribuito a prescindere dal risultato economico ottenuto dal datore di lavoro in forza della sua prestazione);

  • la retribuzione periodica;

  • l'obbligo di comunicazione delle proprie presenze ed assenze dal posto di lavoro;

  • l'osservanza di un orario di lavoro;

  • la necessità di concordare con il datore di lavoro i periodi per il godimento delle ferie.


E' opportuno precisare, inoltre, che tali indicatori non sono tassativi e non assumono una valenza esaustiva.
Ne consegue che, in relazione alla specifica attività svolta, è possibile e frequentemente avviene, che la giurisprudenza si avvalga di indicatori alternativi e differenti, idonei a rivelare la sussistenza degli elementi della eterodirezione e della dipendenza.

Peraltro, alcuni degli indici di subordinazione individuati dalla giurisprudenza sono stati di recente considerati e tipizzati dalla riforma del lavoro.

La legge 92/2012, infatti, ha introdotto una nuova norma (art. 69 bis d. lgs. 276/2003) finalizzata a contrastare l’abuso della collaborazione prestata dai liberi professionisti titolari di partiva IVA da parte dei datori di lavoro, che spesso la utilizzano per evitare l’applicazione della disciplina relativa al lavoro subordinato o quella del contratto del progetto.

Il legislatore della Riforma 2012 prevede, pertanto, che le prestazioni fornite da persona titolare di partita IVA sono considerate rapporti di collaborazione coordinata e continuativa quando ricorrano almeno due dei seguenti presupposti:

  1. che la collaborazione abbia durata complessivamente superiore ad otto mesi nell’arco dell’anno solare;

  2. che il corrispettivo derivante da tale collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro di imputazione di interessi, costituisca più dell’80 per cento dei corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco dello stesso anno solare;

  3. che il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.

 

In altri termini, è stata introdotta una presunzione a favore del titolare di partita IVA, che, al ricorrere di almeno due delle condizioni elencate, può chiedere l’applicazione della normativa relativa alla collaborazione a progetto e, ove il contratto stipulato non corrisponda ai parametri richiesti da tale normativa, potrà chiedere l’accertamento in via presuntiva della natura subordinata del rapporto di lavoro.

La legge aggiunge, tuttavia, che la presunzione ora descritta non operi, quando:

  • la prestazione di lavoro sia connotata da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi ovvero capacità tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell’esercizio concreto di attività;

  • la prestazione sia svolta da soggetto titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali di cui all’articolo1 comma 3, l. 233/1990. Per il 2012 il limite che si ricava dalla norma ammonta ad € 18.663 (cioè 14.930 x 1,25) ;

  • la prestazione sia svolta nell’esercizio di attività professionali per le quali l’ordinamento richiede l’iscrizione ad un ordine professionale o appositi registri, albi, ruoli o elenchi.